No. Questa proposta non chiede di vietare o limitare l'IA generativa. Chiede solo che i contenuti creati dall'IA siano identificabili come tali. È una questione di trasparenza, non di restrizione della creazione.
L'etichettatura non impedisce né la parodia né la creazione artistica. Un contenuto parodistico contrassegnato come "generato dall'IA" rimane perfettamente legale e diffondibile. Al contrario, ciò rafforza la protezione degli artisti distinguendo chiaramente le opere generate dalle registrazioni autentiche.
È proprio per questo che i metadati sono firmati crittograficamente. Qualsiasi modifica al file invalida la firma, rendendo la manipolazione rilevabile. Le piattaforme sarebbero inoltre vietate di effettuare ri-codifiche che eliminino questi metadati.
La proposta include un obbligo per le piattaforme di rilevare e rifiutare i re-upload di contenuti IA privi di marcatore, quando quel contenuto è stato precedentemente identificato come generato dall'IA nel loro sistema.
Gli strumenti di generazione IA (software, API, piattaforme come Sora, Midjourney, Stable Diffusion, ecc.) sarebbero legalmente obbligati a integrare automaticamente questa marcatura all'uscita. Non spetta all'utente finale farlo manualmente.
Sì. La Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA) è uno standard di tracciabilità adottato volontariamente da Adobe, Microsoft, Google e Sony. Può servire come base di lavoro. Ma un obbligo legale europeo non può basarsi esclusivamente su uno standard governato da attori privati — da qui la necessità di un quadro aperto, verificabile e sovrano.
La proposta mira principalmente ai contenuti audiovisivi (video, audio), che rappresentano il rischio di disinformazione più elevato. La sua estensione alle immagini fisse e ai contenuti testuali generati dall'IA potrebbe essere affrontata in una fase successiva.
Non giudichiamo l'IA. Chiediamo semplicemente che i contenuti generati dall'IA siano identificabili come tali.
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